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Alcuni giorni dopo la diffusione dei risultati del referendum sulla riforma della giustizia in Italia, la nostra organizzazione nazionale, vuole esprimere alcuni pareri, e anche rispondere ad alcuni messaggi che abbiamo ricevuto dall’esterno del nostro sistema.
Gli italiani hanno scelto il no, come lo hanno fatto circa la metà dei nostri utenti italiani, nei nostri test per il voto. In un articolo precedente vi avevamo informato delle nostre posizioni ufficiali, determinate dal voto interno, di quasi tutti i nostri utenti. Vi avevamo consigliato di votare per i sì, non perché la riforma ci piacesse, anzi, come spiegato ampiamente, la consideriamo completamente sbagliata, e certamente, noi l’avremo scritta e concepita meglio. La motivazione per il sì spiegata nel rispettivo articolo, e post sul nostro Blog in lingua italiana, a questi link:
https://free.directdemocracys.org/utility/blog/2026-referendum-sulla-riforma-della-giustizia
e questa spiegazione dettagliata:
era perché comunque rappresentava due passi in avanti (con la separazione delle carriere, risolvendo alcuni problemi), e un passo indietro (con il sorteggio, e possibile sudditanza politica della Magistratura). Votare no significa lasciare le cose come stanno, ed è come ammettere che la Giustizia funzioni bene in Italia.
Il nostro consiglio di votare sì è stato motivato dal fatto che la maggioranza dei nostri utenti italiani, seppure delusi dal contenuto della riforma, hanno sperato in regole attuative successive migliori, che magari integrassero la pessima riforma.
Ma cosa avremmo modificato, oppure aggiunto alla rispettiva riforma?
L’avremmo riscritta completamente tenendo solo la separazione delle carriere, e poco altro, ma inserendo l’elezione diretta di Giudici e Pubblici Ministeri, da parte dei cittadini, per rendere coerente, tutte le sentenze emesse in nome del popolo italiano. DirectDemocracyS vuole sempre mettere i cittadini al centro di ogni attività; quindi, l’elezione di Giudici e Pubblici Ministeri è per noi una priorità assoluta. Le caste e le correnti non fanno bene ai risultati della Giustizia. Avremmo aggiunto la responsabilità civile e penale, per Giudici, Pubblici Ministeri, forze di polizia, e tutti coloro che svolgono le indagini, e per tutte le persone coinvolte. Le motivazioni sono ovvie: se un cittadino passa con il rosso al semaforo, paga una multa e gli viene sospesa, oppure, se recidivo, revocata la patente di giuda. Se fa la stessa cosa ferendo, oppure uccidendo una persona, risponde penalmente, quindi può essere incriminato, indagato, e se giudicato colpevole, viene condannato al carcere. Se un giudice, oppure un Pubblico Ministero, oppure chiunque si occupa delle denunce, delle indagini, delle incriminazioni, dei processi, e delle sentenze, sbaglia, e una persona innocente, che non ha fatto nulla di male, è indagata, denunciata, giudicata, e condannata, con errori giudiziari, anche dovuti a indagini sbagliate, oppure a denunce non motivate, a pagare i risarcimenti, non è chi sbaglia (come per ogni cittadino normale), ma con i ricorsi, si ottengono eventuali rimborsi, con i soldi pubblici, quindi paghiamo tutti, per gli errori di pochi. Il senso di ciò che chiediamo è: o togliamo ogni tipo di condanna per i cittadini, e facciamo pagare tutte le loro multe con i soldi pubblici, o decidiamo di fare giustizia, e rendere responsabili tutti allo stesso modo. Infine, come “ciliegina sulla torta” noi vogliamo far eleggere dai cittadini, una nuova entità di controllo, con persone altamente specializzate, e incorruttibili, che rappresentino tutti i cittadini, con pieni poteri di verifica, di ogni attività giudiziaria, da affiancare, ma con poteri superiori, ai vari ispettori del Ministero della Giustizia, che sono spesso impotenti, e soprattutto politicizzati; quindi, non fanno certo gli interessi della popolazione, ma solo della politica, e ovviamente del Governo.
Con queste nostre proposte concrete, con ovviamente regole attuative molto dettagliate, e una gestione e un controllo completo dei cittadini, su tutte le attività della Giustizia, potremmo veramente cambiare e migliorare moltissime cose, per il bene comune.
Solo noi potremmo presentare simili riforme, perché tutto ciò sarebbe rivoluzionario, pionieristico, ma anche molto utile a tutta la popolazione.
Non avendo nessun debito con nessuno, nessun timore di ritorsioni, non avendo alleanze, e coalizioni da accontentare, ma solo la responsabilità verso i cittadini, per tutte le conseguenze di ciò che decidiamo nel nostro sistema, per il bene comune, noi siamo gli unici a poter fare simili riforme.
Rispondiamo ad alcune domande, brevemente.
DirectDemocracyS ha suggerito agli elettori italiani di votare per il sì, e gli elettori hanno votato no. Abbiamo assistito alla prima sconfitta elettorale di DirectDemocracyS?
Abbiamo spiegato i motivi per i quali abbiamo consigliato di scegliere il sì, pur spiegando le ragioni per il no. Per DirectDemocracyS non è una sconfitta, perché la decisione non è stata presa dall’intero sistema, ma solo dai nostri utenti italiani. Neanche DirectDemocracyS Italia ha perso, e neanche i nostri utenti, per il semplice fatto, che noi ragioniamo e decidiamo sul merito, e non facciamo sciocche e inutili battaglie politiche, e non siamo manipolati da vecchie ideologie, come molti di coloro che sono all’esterno del nostro sistema. Non facciamo tifo politico, per nessuno. Molti elettori, giustamente e liberamente scontenti del governo Meloni (e ne hanno moltissimi motivi), hanno usato il referendum, per andare contro al Governo, dimenticandosi però che le riforme servono a tutti, anche se incomplete, scritte male, e parziali. Questo è uno dei motivi per i quali chi si unisce a noi, è liberato dalle tifoserie ideologizzate, e non subisce gli appelli di leaders politici dell’opposizione, che cercano consensi, e cercano motivi per vantarsi con chi si fida di loro. Tutto lecito tutto democratico, ma anche molto superficiale e controproducente. Rispettiamo le decisioni della popolazione, che si è espressa convintamente per il no, ma non rispettiamo gli sfigati, che hanno votato per creare un dispiacere, oppure qualche problema al Governo Meloni. Li chiamiamo sfigati, perché a noi non servono persone, che decidono in base a tifoserie, a simpatie, ma solo chi ragiona con il proprio cervello, e non con quello della maggioranza, oppure della minoranza.
DirectDemocracyS può garantire che le sue riforme cambieranno l’Italia e il mondo intero?
In DirectDemocracyS certe parole devono per forza essere pronunciate insieme. Fare le riforme per cambiare, come fanno quasi tutte le forze politiche, piace di certo ad alcuni riformisti, ma ciò che facciamo noi è diverso. Le nostre riforme servono a cambiare e migliorare la vita a tutte le persone, senza nessun tipo di preferenza. La riforma senza miglioramento non serve a nessuno. Le nostre riforme seguono un iter interno preciso, e protetto, con regole attuative molto dettagliate, di proposte individuali e collettive, con il coinvolgimento di moltissimi di esperti, moltissimi gruppi, e con decisioni comuni. Quindi il lavoro che c’è dietro ogni nostra proposta, garantisce ottimi risultati. Per capirlo basta unirsi a noi, e lavorare concretamente, direttamente, senza delegare ad altri, le nostre decisioni. Ovviamente tutte le nostre proposte saranno poi valutate dai cittadini, che se saranno contenti, ci rinnoveranno la fiducia alle elezioni, altrimenti voteranno per gli altri. Non temiamo il confronto sulle idee, e il popolo, per noi, ha sempre ragione, sia che scelga noi, oppure gli altri.
Aggiungiamo un dettaglio importante. Per noi una riforma della Giustizia, è molto importante, e in base alle nostre regole fondamentali di voto, al nostro interno, non basta una maggioranza semplice, del 50% + 1 voto, di chi vota nelle nostre elezioni interne. Per prima cosa nelle nostre votazioni per argomenti molto importanti, il quorum può variare (deciso dal gruppo per l’importanza delle decisioni, e delle votazioni, di cui può far parte ogni nostro membro ufficiale, che lo richieda e ne abbia tutti i requisiti). Solitamente per argomenti così importanti quorum minimo e almeno del 66%, ma può arrivare al 75%, ma anche dal 85% al 95%, mentre per cambiare le nostre decisioni fondamentali, serve l’unanimità (per non stravolgere le nostre idee e per non perdere la nostra identità). Va ricordato inoltre, che per le prime 3 votazioni, i quorum sono sul numero totale degli aventi diritto di voto, e solo dalla quarta votazione, si calcolano i quorum (anche la maggioranza semplice) sul numero dei votanti.
In base a queste regole, per raccomandare un voto, SU UNA NOSTRA RIFORMA, serve almeno il quorum deciso dai nostri gruppi, in base all’importanza dell’argomento, e della riforma.
Il referendum era su una riforma di altri, e la nostra raccomandazione di voto, si basa sulla maggioranza dei voti espressi, nelle nostre simulazioni di voto, sul quesito referendario, e non su simpatie oppure antipatie politiche, verso chi l’ha promosso.
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